Il voto senza traccia, Elezioni Presidenziali Americane 2020

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Una vittoria di Joe Biden o la riconferma di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2020 non avranno alcun impatto sul futuro dell’America. Un ciclo storico sta finendo e il prossimo potrebbe vedere la luce solo alla fine di questo decennio.


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Con il voto per le Elezioni Presidenziali Americane di novembre sarebbe in gioco “niente meno che il futuro della Nazione”, ha detto qualche settimana fa Michael Hayden, Generale in pensione, già Direttore della National Security Agency (NSA) durante le Amministrazioni di Bill Clinton e George W. Bush, e poi Direttore della CIA sempre con Bush. Con lo stesso tono grave gli ha fatto eco Sean Hannity, opinionista conservatore e conduttore di una popolare trasmissione sul canale televisivo FOX News, altrettanto conservatore. “In questa Nazione siamo ad un punto critico”, ha detto Hannity. “Possiamo andare verso la pace, la prosperità, la sicurezza; oppure possiamo andare lungo la strada della sinistra senza legge, verso l’anarchia e il socialismo. Per questi motivi, questa è l’elezione più importante della nostra vita”. La stessa visione apocalittica di Hannity è stata condivisa anche da commentatori la cui posizione ideologica è diametralmente opposta. “Dopo questa elezione, per l’America ci saranno due sentieri”, ha detto Van Jones, opinionista e co-conduttore di un programma politico sulla progressista CNN. “O precipitiamo verso un nuovo Medioevo — caratterizzato da guerra, disordini, malattie, sorveglianza, autoritarismo e collasso ecologico. Oppure manteniamo viva la possibilità di un nuovo Illuminismo — caratterizzato da partecipazione, prosperità, pace. Non è solo il destino della democrazia americana ad essere in bilico, ma l’intero corso della civilizzazione occidentale”. Niente meno. Parola di un ex consigliere di Obama per i lavori “ecologici”, inserito nel 2009 dalla rivista Time nella lista delle 100 persone più influenti al Mondo e nel 2010 insignito con un premio prestigioso dalla NAACP, l’Associazione Nazionale per l’Avanzamento delle Persone di Colore, cioè la più importante organizzazione americana per i diritti civili.

In America il 2020 non passerà alla Storia per le Elezioni Presidenziali. Verrà invece ricordato per la pandemia del nuovo coronavirus, esplosa a marzo, e per le lunghe settimane di proteste che hanno accompagnato la morte dell’afroamericano George Floyd, deceduto a fine maggio a Minneapolis quando si trovava sotto la custodia della polizia. I media hanno dato continuo risalto allo sviluppo dell’epidemia nei diversi Stati, alle proteste pacifiche che sotto lo slogan “Black Lives Matter” hanno riempito centinaia città americane, e poi alle devastazioni e ai saccheggi che sono avvenuti in tutte le grandi metropoli sfruttando il vuoto creato dall’epidemia. Politicamente parlando il 2020 si aperto a inizio febbraio, con la prevista assoluzione di Trump nell’inutile e inconcludente procedimento di impeachment, avviato dai Democratici per continuare a tenere il Presidente sotto pressione dopo che l’inchiesta del Procuratore Speciale Mueller ha fallito nel trovare prove di collusione tra l’organizzazione della campagna elettorale di Trump nel 2016 e la Russia. L’anno elettorale si è pero aperto effettivamente a fine febbraio, con il salvataggio delle campagna elettorale di Joe Biden da parte di Jim Clyburn, potente senatore democratico della South Carolina. L’endorsement dell’afroamericano Clyburn, a pochi giorni dalle primarie proprio in South Carolina e poi nel Super Tuesday, ha garantito a Biden il voto indispensabile dei neri moderati e ha spento nuovamente le ambizioni del democratico-socialista Bernie Sanders. Il coronavirus ha infettato milioni di americani, ed è possibile che a fine 2020 il numero reale dei contagiati (non solo quello rilevato dai tamponi) possa essere pari a circa un terzo di tutta la popolazione. La disoccupazione, che prima del coronavirus era ai minimi storici per tutti — anche per gli afroamericani e gli ispanici — è tornata a superare le due cifre. Durante il primo picco della pandemia in primavera, a New York e negli altri Stati della costa est, l’economia è crollata e l’America è entrata in recessione. Con i mesi caldi dell’estate, e la parziale riapertura di molte attività economiche, il virus ha continuato a diffondersi negli Stati della “Sunbelt” del sud, ma con tassi di mortalità inferiori. All’inizio dell’autunno è arrivato il terzo picco e si sono però consolidati i segnali di una parziale ripresa economica, che secondo molti economisti richiederà almeno altri due anni prima di tornare ai livelli pre-pandemia. La cosiddetta “sorpresa d’ottobre” — un classico d’ogni annata elettorale, spesso costruito ad hoc per screditare un candidato e comprometterne le possibilità di vittoria — quest’anno è stata una sorpresa più vera del solito, anche se non proprio inimmaginabile. A inizio ottobre — a seguito di un evento alla Casa Bianca per la nomina della conservatrice Amy Barrett alla Suprema Corte, in sostituzione della progressista Ruth Bader Ginsburg scomparsa a settembre — Donald Trump è risultato positivo al coronavirus. Dopo aver trascorso qualche giorno in ospedale, è tornato al lavoro ed ad attraversare l’America con i suoi comizi, che non hanno mai smesso d’attirare decine di migliaia di sostenitori, in arene o, più spesso, in aeroporti regionali dove atterrava con l’aereo presidenziale. La quasi generalità dei media ha dato conto di questi affollati appuntamenti elettorali, dove pochissimi tra i partecipanti indossavano una mascherina, solo per etichettarli come eventi capaci di aumentare la diffusione del coronavirus; ma non ha considerato alla stessa stregua le centinaia di cortei di protesta sulle discriminazioni razziali e sulle violenze della polizia, manifestazioni che si sono susseguite per tutta l’estate. I media hanno anche risparmiato a Joe Biden qualunque domanda incisiva sul suo ambizioso e costoso programma elettorale. I giornalisti hanno accettato senza obiezioni il fatto che spesso Biden terminasse la sua giornata a metà mattinata e non hanno infierito sulle sue ripetute gaffe, dimenticanze o sui comizi cui partecipavano spesso solo poche decine di persone a debita distanza. I media conservatori hanno dato ampio risalto agli affari di uno dei figli dell’ex Vice Presidente, Hunter Biden, in Ucraina e Cina; quelli progressisti e Twitter hanno finto che la notizia non esistesse. 

Le Elezioni Presidenziali Americane 2020 sono iniziate ben prima dell’Election Day fissato per martedì 3 novembre. Nonostante le polemiche dei Democratici sul finanziamento del servizio postale, e le accuse non provate da parte di Trump sui potenziali brogli, milioni di americani hanno espresso la loro preferenza votando via posta o, negli Stati dove è possibile, mettendosi in fila nei seggi aperti per il voto anticipato. Prima o poi, dopo il conteggio dei voti, probabili ritardi e ricorsi legali che potrebbero andare avanti per giorni se non settimane, l’America saprà finalmente se Joe Biden avrà vinto le elezioni, come previsto dalla quasi totalità dei sondaggi e dei media, o se Donald Trump sarà ancora il Presidente, come sono convinti i milioni di suoi sostenitori che si informano attraverso blog, forum e podcast di celebrità del mondo politico conservatore.

Una cosa è certa. La vittoria di Joe Biden o la riconferma di Donald Trump alla Casa Bianca non saranno determinanti per il futuro immediato dell’America e ancora meno per quello di lungo periodo. Questa considerazione sarebbe valida anche se al loro posto vi fossero due candidati diversi o meno odiati. Le vicende della politica americana e le Elezioni Presidenziali, come normale che sia in ogni democrazia, registrano solo quanto avviene nella società. Questa presa d’atto avviene spesso in ritardo rispetto alle pur lente evoluzioni sociali ed economiche, e i grandi passaggi istituzionali richiedono tempi ancora più lunghi per verificarsi e poi consolidarsi. I grandi media, come da tradizione, racconteranno per settimane quale America è uscita dalle elezioni del 2020. In realtà, quell’America esiste già, non sarà frutto delle elezioni. Sta arrivando alla fine di un lungo ciclo di crescita iniziato con Reagan ed è probabile che solo alla fine di questo decennio vedrà la luce una nuova fase storica.

Saranno le Elezioni Presidenziali del 2020 ad aver attraversato questa America in perenne evoluzione. Senza lasciare alcuna traccia.


Potete approfondire scaricando il “quaderno” qui sotto:

[NOTA BENE: ho deciso di mettere in rete il quaderno pur consapevole che potrebbe contenere refusi e altri errori. Provvederò a correggere nei prossimi giorni]


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